Salmo 83/84 Quanto sono amabili le tue dimore

Il salmo si apre con una supplica ed effettivamente contiene tre imperativi (anela, brama e trova) indirizzati a Dio, tuttavia, il tono complessivo è speranzoso perciò si può inquadrare nei salmi recitati in occasione della festa delle Capanne e si può adattare a qualsiasi tipo di pellegrinaggio o ricerca. Rispetto alla supplica che si ripete nelle consuetudini, però qui il sentimento è tutto spontaneo: l’orante pare pervaso da una libertà interiore, non da imposizioni esterne. Un’altra particolarità è la suddivisione del tempo psicologico che può inglobare diversi momenti (simultaneità lirica): talvolta la distanza (ansia e anelito) e talvolta la prossimità (passeri, sorgenti).

Do Mi- La- C. Quanto sono amabili le tue dimore, Signore, Do Mi- Signore degli eserciti! Fa Do L’anima mia anela e brama Sol (Do Mi- La-) gli atri del Signore. Do Mi- La- Anche il passero trova la casa, Do Mi- la rondine il suo nido Fa Do presso i tuoi altari, Signore, Sol Do mio re e mio Dio, mio re e mio Dio.

La “brama” è l’impazienza di chi intraprende un viaggio per incontrare la persona amata (Dio) che si rivelerà luminoso ospite. L’incontro sarà breve ma intenso e compenserà i lunghi periodi di indifferenza.

Fa Do A. Beato chi abita la tua casa, Sol sempre canta le tue lodi, Do sempre canta le tue lodi. Fa Do Beato chi trova in te la forza Sol e decide nel suo cuore Do il santo viaggio.

Quelli che abitano nel tempio possono dedicarsi alla lode ma quelli che camminano ricevono da Dio favori e onori. Il viaggio fisico non resta un mero ritualismo (un estetismo della fede) ma coinvolge radicalmente la morale del pellegrino (benedizione accompagnata da un monito).

Mi- La- Passando per la valle del pianto Do Mi- la cambia in sorgente; Fa Do cresce lungo il cammino il suo vigore, Sol Do finché arriva a Sion, finché arriva a Sion.

Qui inizia il pellegrinaggio vero e proprio quando dopo una valle trasformata a pioggia (“valle del pianto”) si compare davanti a Dio in Sion. La valle del pianto (cfr. 2Sam 5,23) probabilmente indicava una pianta, il gelso che gli antichi tradussero “pianto”. Gianfranco Ravasi la identifica con la valle libanese della Bakà. La seconda tappa sottende a presidi e piazzeforti, forse le stesse mura della città, che intervallano il sentiero offrendo protezione alla fine della giornata. Il percorso si conclude nel tempio di Gerusalemme dove l’uomo vede Dio e la sua gloria.

Fa Do C. Per me un giorno nei tuoi atri Sol vale più che mille altrove, Do vale più che mille altrove. Fa Do Perché stare sulla soglia della tua casa Sol Do è meglio che abitare nei palazzi dei potenti.

Rispetto agli altri salmi di pellegrinaggio cambia la sostanza del poema. Se prima la polarità e la tensione si definivano in termini di assenza/presenza, qui si definisce in distanza/prossimità: l’orante si mette in cammino ma prima di iniziare già si sente in viaggio. Il pellegrino comune desidera e chiede di tornare al tempio ma non è sicuro se e quando ci riuscirà; qui c’è la certezza del viaggio, l’ora e persino l’anticipo della conclusione.

Mi- La- A. Passando per la valle del pianto Do Mi- la cambia in sorgente; Fa Do cresce lungo il cammino il suo vigore, Sol Do finché arriva a Sion, finché arriva a Sion.

Fa Do C. Per me un giorno nei tuoi atri Sol vale più che mille altrove, Do vale più che mille altrove. Fa Do Perché stare sulla soglia della tua casa Sol Do è meglio che abitare nei palazzi dei potenti.

Il salmo si conclude con il concetto di “alleanza” (“un giorno nei tuoi atri”) mentre “la tua casa” si riferisce alla creazione che l’uomo è chiamato a custodire nel rispetto di tutti.

Fonti

Alonso Shockel L., Carniti C., I salmi, vol. 2, Borla, Milano, 1993.
Farnes Scherer P., Monizioni e preghiere salmiche, Elle di ci, Torino, 1992.
Ravasi G., I salmi, vol. 2, Edb, Brescia, 1984.
Resuscitò. Canti per le comunità neocatecumenali, Fondazione Famiglia di Nazareth, Roma, 2017.
Zani L., I salmi. Preghiera per vivere, Ancora, Milano, 2003.

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