La dottrina sociale di papa Francesco

Incontro di formazione organizzato dall’Arcidiocesi di Salerno sulla piattaforma virtuale Cisco Webex.

Interviene Lorella Parente, docente dell’Istituto di scienze religiose “San Matteo” di Salerno, che discute una relazione sull’enciclica di papa Francesco “Laudato sii” (24 maggio 2015) che risulta un testo profetico e urgente all’interno dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Il sinodo dell’Amazzonia aveva sancito il vivere in armonia con sé stessi, con Dio e con gli altri e più volte il pontefice è intervenuto per esortare tutti a tornare alla normalità del Regno di Dio basato sulla condivisione e sulla moltiplicazione delle risorse. La “Laudato sii” affonda le radici nella “Lumen Fidei” n. 55 secondo cui la fede cristiana ci fa rispettare meglio la natura (grammatica divina) e nella “Evangelii Gaudium” cap. IV “La dimensione sociale dell’evangelizzazione” dove si delinea il modello del “poliedro” secondo cui il modello non è la sfera dove ogni punto è equidistante dal centro ma qualcosa che riflette la congruenza di tutte le parzialità che mantengono la loro originalità. es. un cittadino che ha delle idee proprie e difformi dal pensiero dominante non si annulla nel tutto ma mantiene le proprie peculiarità. Il poliedro deriva nella teoria dell’ “opposizione polare” in cui c’è l’idea della polarità della vita i cui principi dominanti sono: il tempo è superiore allo spazio, l’unità è superiore al conflitto, la realtà è superiore all’idea e il tutto è superiore alla parte. Lo scopo è il raggiungimento di una pluriforme unità data dalle potenzialità delle unità in contrasto ed anche in “Lumen Fidei” si legge che bisogna farsi carico del conflitto per trasformarlo in uno sviluppo verso l’unità. “Laudato sii” percepisce questi principi che orientano lo sviluppo della convivenza sociale in cui le differenze si armonizzano e non si combattono, un’autentica via verso la pace e il destino del mondo. Il poliedro è pensato come rapporto poliedrico Chiesa-mondo ovvero una Chiesa concepita come parte di un mondo a cui offre il proprio contributo non unico e risolutivo ma di concerto con la scienza e la tecnologia che non sono le uniche detentrici della realtà. In questa cornice la “Laudato sii” si può leggere come un appello di conversione ecologica: vocazione di essere custodi dell’opera di Dio non come opzionale dell’esperienza cristiana ma come invito al cambiamento personale e sociale (“i problemi più complessi del mondo attuale non si possono affrontare a partire da un solo punto di vista”, n. 10). Per vedere il mondo nuovo bisogna cambiare dentro di sé. La “Laudato sii” è rivolta a tutti gli uomini e già in questo indirizzo si percepisce una fonte comune da cui deriva tutto (Dio creatore) da cui parte la convinzione che per salvare il mondo bisogna partire dall’uomo. Da qui l’esigenza di una promozione umana in tutte le sue forme passando gradualmente dal consumo individuale al bisogno globale. Tale passaggio deve avvenire a livello di coscienza per poi riflettersi nella realtà sociale. Ghandi esortava i suoi interlocutori ad essere essi stessi il cambiamento di ciò che volevano per il cambiamento. L’universo non è il risultato di un onnipotenza arbitraria ma di un atto di amore che si evince fin dall’incipit dell’enciclica: “Noi non siamo Dio, la terra ci precede” (67). Il mondo non ce lo siamo meritati ma l’abbiamo ricevuto dalla nascita ma quando l’uomo si vuole sostituire a Dio allora iniziano i problemi. Coltivare e custodire che rimandano al lavoro e alla cura. Il primo è un dovere, il secondo un diritto. Da questi due pilastri ne conseguono 3 corollari: la relazione con Dio, con il prossimo e con la natura. Se una di queste si guasta, allora anche le altre ne saranno condizionate. L’esempio biblico è quello di Caino e Abele in cui l’uno uccidendo l’altro rovina la relazione con il prossimo, con Dio e con la natura perché tradisce il compito che gli era stato assegnato. Qual’è il primo passo da compiere? Bisogna cambiare la prospettiva dell’uomo verso la natura, le proprie abitudini di vita tra cui il rispetto e la sobrietà contro il disvalore del consumismo. La felicità richiede di limitare alcune necessità che ci stordiscono (223) tra cui la cultura dello scarto che obbliga l’uomo a scartare le cose che non servono.

Interviene Francesco Del Pizzo, docente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, che discute una relazione sull’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti” (firmata il 3 ottobre sulla tomba di san Francesco) che si presenta come compendio di tutta la dottrina sociale in continuità con il magistero della Chiesa. L’ispirazione del documento è san Francesco di Assisi che sapeva di essere unito agli animali e alle piante così come alla povera gente. Ciò che unisce gli esseri umani è la fratellanza e l’amicizia rendendoli fratelli e sorelle. Fratelli tutti mette insieme la fraternità e l’amicizia che aristotelicamente è quella più importante. Rispetto alla “Ludato sii” si parte dalla consapevolezza e dal tema del tutto connesso. La fratellanza indica una Chiesa in uscita che presuppone però la responsabilità di ogni relazione. La fraternità consente agli uguali di essere diversi. La fraternità non è solo il risultato delle libertà individuali e della tutela dei diritti. Non la libertà e l’uguaglianza sono i presupposti della fraternità ma è la fraternità che esprime diritti e doveri. L’amicizia non è una reciproca benevolenza ma si poggia sull’eguaglianza di natura e sul fatto di essere figli di Dio creati a sua immagine e somiglianza. Fatte queste premesse passiamo alle tre prospettive contenute nel documento: andare oltre, generare risorse e l’appello. Andare oltre significa andare oltre un mondo di “soci” poiché il mercato ci ha sedotti con la logica del consumo a cui si lega l’immagine di una società autoreferenziale. Andare oltre un linguaggio che riduce il prossimo ad un socio che fonda la relazione in base all’interesse che possono portare alla vita. Si tratta di andare oltre ogni frontiera ideologia attraversando barriere culturali e storiche. La fraternità non esiste solo dentro la cerchia dei propri simili ma va oltre e si incontra coi diversi. Bisogna gettare ponti e progettare qualcosa che coinvolga tutti. Quante guerre nascono sul concetto di identità da difendere a tutti i costi? Una sana apertura non si pone mai in contrasto con l’identità. Il mondo cresce e si riempie di bellezza grazie a nuove sintesi e a culture aperte. Bisogna tornare al riconoscimento della dignità umana inteso come valore non negoziabile e qui c’è un richiamo al magistero di papa Ratzinger (Caritas in veritate). La ricerca della verità non può mai portarci alla vendetta motivo per cui la fraternità si costruisce sul perdono e sulla memoria: bisogna affrontare il male subito in maniera trasparente e paziente. L’enciclica si chiude con un capitolo dedicato alle religioni che, attraverso il pluralismo, possono essere il collante delle società secolarizzate.

Interviene Mons. Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno, che conclude l’incontro. Nel 2013 papa Francesco alla GMG in Brasile parlò di un cambiamento epocale e si richiamò ad una Chiesa in uscita cioè capace di dialogare col mondo ed entrare nelle questioni sociali più urgenti. Emerge il giudizio realistico di una fede che coglie le possibilità per lo sviluppo del mondo e spegne l’illusione di una sanità a tutti i costi a discapito di quella degli altri. Le due encicliche di cui abbiamo parlato oggi sono importanti perché pongono delle domande non solo ai cattolici ma anche agli scettici. Le cronache di questi giorni ci mettono di fronte non solo ad una emergenza sanitaria ma ad una catastrofe educativa con tutti i problemi derivanti dalle carenze strutturali della scuola, della didattica a distanza e dei ragazzi che stanno per strada. Certamente il governo deve pensare alla scuola pubblica ma non deve dimenticare il diritto di scelta di ogni famiglia.

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