La legge 104 e i servizi sociali: a che punto siamo?

L’emergenza sanitaria (pandemia da Covid 19) ha creato non pochi disagi alle famiglie con disabili e portatori di handicap specialmente nei giorni di scuola dedicati alla didattica a distanza. Il governo presieduto da Mario Draghi, a trent’anni dall’approvazione della L. 104/92, è intervenuto più volte per offrire agevolazioni dall’acquisto di dispositivi multimediali all’automobile, dalla detrazione fino al 19% delle spese mediche all’acquisto di arredi speciali o sistemi domotici dai permessi lavorativi all’anticipo della pensione. Vediamo nel dettaglio di che si tratta. Il DL 13 marzo 2021 n. 30 prevede che i genitori o gli affidatari di figli minorenni con certificazione L. 104/92, o affetti da grave disabilità, possano accedere al congedo parentale straordinario di trenta giorni. Le detrazioni fiscali di base riconosciute ai figli minori di tre anni (220 euro) o superiori ai tre anni (950 euro) aumentano di 400 euro con un handicap certificato. Inoltre le detrazioni per addetti all’assistenza sono pari al 19% per una spesa non superiore ai 2100 euro e per un reddito non superiore ai 40 mila euro. Gli interventi per rimuovere le barriere architettoniche possono beneficiare di una detrazione del 50% su un importo massimo di 96 mila euro. I portatori di handicap o i loro familiari (caregivers) possono beneficiare di tre giorni di permesso retribuito ogni mese e di ulteriori due ore di permesso quotidiano con un figlio minore di tre anni. Il DL 22 marzo 2021 n. 69 (cd. “decreto sostegni”) e il DL 23 luglio 2021 n. 105 (nuovo decreto covid) hanno stabilito la proroga dello smartworking per i disabili gravi (lavoratori fragili). Un’altra agevolazione consente di acquistare un PC o uno smartphone a prezzo scontato usufruendo di una detrazione del 19% su una spesa fino a 2840 euro ed un’Iva al 4% anzichè al 22%. Sugli acquisti online vale la regola del rimborso: si paga normalmente con l’Iva al 22% per poi ottenere la restituzione della differenza. La documentazione va presentata direttamente al venditore con la specificazione che il prodotto acquistato serve a migliorare la vita dell’acquirente. Il DM lavoro dell’8 luglio 2021 ha rifinanziato lo sgravio contributivo per l’assunzione dei lavoratori disabili a tempo indeterminato grazie alla disponibilità del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili che per l’anno corrente ammonta a oltre 77 milioni di euro.

Le modalità di presentazione della domanda per la certificazione L. 104 sono le stesse per l’invalidità eccetto nel caso dei genitori di minorenne portatore di handicap che devono rivolgersi al servizio di Neuropsichiatria infantile. A volte la segnalazione parte dalla scuola per poi passare ai servizi sociali che possono rinviare il caso al Consultorio familiare o al Centro di Assistenza Fiscale (patronato). La scuola tuttavia può muoversi autonomamente per quanto riguarda le sue competenze (assegnazione dell’insegnante di sostegno, attività integrative, trasporto scolastico, etc.). La certificazione non è quasi mai un mero adempimento burocratico ma l’inizio di un cammino di coinvolgimento dell’utente e della comunità di persone e del suo territorio verso i bisogni delle categorie più fragili specialmente in previsione di un eventuale ingresso nel mondo del lavoro. Per tali motivi la certificazione non si limita a contenere informazioni clinico-scientifiche ma sottolinea gli interventi necessari per favorire l’inserimento scolastico (sostegno, ausili ortopedici e protesici, trasporto agevolato, etc.). Scrive Canevaro: «il rapporto fra scuola e servizi socio-sanitari, per le funzioni di segnalazione e certificazione non può dunque essere affidato né a un’azione di routine né a un’azione spontanea non concordata ma richiede una messa a punto di strategie operative che controllino gli eventuali effetti negativi e che siano di aiuto per entrambe le parti nella conoscenza del bambino» (Canevaro A., Handicap e scuola manuale per l’integrazione scolastica, Nis, Roma, 1983, p. 378). Giusto per la delicatezza del problema molto spesso scuola e servizi mettono a punto dei protocolli che prevedono ruoli e modi predefiniti di segnalazione e intervento. Dopo la segnalazione si procede alla diagnosi e quindi alla riabilitazione che risponde ad un programma di attività, es. per i deficit neuromotori interviene il fisioterapista o l’ortofonista mentre il neuropsichiatra è chiamato per tutti i casi di deficit mentali infine l’assistente sociale può sostenere la presa in carico affiancando tutte le altre figure professionali ed occupandosi degli aspetti familiari e sociali. In mancanza di protocolli o di esperienze dei servizi possono emergere problemi interpersonali, professionali o discrepanze tra obiettivi istituzionali e direzione dei servizi e l’impossibilità di mettere in campo tutti gli strumenti di cui dispone il servizio sociale (passaggio di consegne, ricostruzione della storia di vita, provvidenze economiche, etc.). Scrive Canevaro: “Ne consegue che le informazioni utili al proseguimento di formazione e integrazione rimangono nella “memoria” del singolo operatore e sono trasmissibili unicamente secondo il canale verbale (…) comportando l’inevitabile paura e dispersione” (Canevaro:380). Il rischio è l’irrigidirsi degli ambiti professionali che danno una sicurezza tecnica. Nel caso della L. 104 dunque il punto di forza dei servizi è la possibilità di integrare le conoscenze e di raggiungere degli obiettivi nel medio e lungo termine. La L. 104 cioè non richiede solo un lavoro meramente specialistico, non si limita all’expertise dei servizi ma chiama in causa tutti gli attori della rete nell’ottica dell’integrazione delle competenze e la costruzione di un quadro metodologico di rete (community care).

Un esempio di intervento sociale per un portatore di handicap (L. 104/92)

La scuola rileva i bisogni del minore affetto da handicap e invita i genitori a presentarsi ai servizi sociali oppure direttamente al servizio di neuropsichiatria infantile che, in base ad una specifica commissione, può formulare varie ipotesi: un handicap organico o un grave ritardo nello sviluppo cognitivo o gravi alterazioni di personalità; un caso a rischio ma non certificabile; un bisogno educativo speciale (bes). La scuola intanto trasmette la certificazione al Provveditorato agli studi che formalizza al Ministero una richiesta di insegnamento di sostegno (L. 270/1982), da assumere attraverso specifiche graduatorie, eventualmente intimando la scuola ad effettuare una riduzione di alunni della classe per una più agevole integrazione del soggetto. L’Asl trasmette ai servizi sociali eventuali richieste in merito alle prestazioni offerte dagli enti locali: assistenza domiciliare integrata, aiuto domestico, sostegno economico, associazioni sportive o di tempo libero, servizi residenziali e semi-residenziali (centri socio-educativi, comunità alloggio, gruppi appartamento), volontariato, eventuale denuncia e segnalazione di barriere architettoniche, etc. A questo punto sorge una domanda: perchè la scuola rinvia ai servizi sociali e non direttamente all’Asl? Perchè al servizio sociale spetta la “programmazione coordinata” delle attività sul territorio tra cui rientra anche la scuola magari anche attraverso specifici accordi di programma (L’assistente sociale, Edizioni Simone, Napoli, 1996, p. 143). Alcune associazioni private o cooperative di educativa domiciliare offrono determinate prestazioni previo invio dei servizi sociali mentre il sostegno psicologico è offerto dal Consultorio dell’Asl presso il quale si svolgono periodicamente degli incontri di gruppo che consentono di condividere e capire meglio i vissuti dei genitori (Ghezzi D., Vadilonga F., La tutela del minore. Protezione dei bambini e funzione genitoriale, Cortina, Milano, 1996, p. 386). Il Consultorio inoltre custodisce ed aggiorna una banca dati intesa come “anagrafe dinamica dei bisogni”. Non sempre però è possibile rinviare al Consultorio, specialmente nei piccoli centri che hanno organici limitati e che molto spesso si appoggiano agli enti più grandi (Comprensori, Città metropolitane, Comunità di Valle, Comunità Montane, etc.). I centri di riabilitazione hanno pure la figura dell’assistente sociale ma non sono coinvolti nel processo di aiuto se non dall’Asl o dal Consultorio. In base alla LP 30/78 le Comunità di Valle (ex Comprensori) hanno il compito di agevolare l’inserimento e l’integrazione degli alunni disabili e portatori di handicap nella Provincia di Trento tramite la disposizione di assistenti educatori, sussidi specifici e attività di tempo libero.

L’arrivo di un figlio disabile o portatore di handicap mette a dura prova i fragili equilibri familiari e i problemi si complicano quando c’è di mezzo un provvedimento della magistratura minorile magari in relazione ad una separazione o un ordine di limitazione della potestà di uno dei genitori nel quale caso il giudice fa riferimento esclusivamente ai servizi sociali della giustizia, se il minore ha commesso un reato, oppure ai servizi sociali municipali a cui compete la relazione da inviare in Tribunale (cfr. DPR 616/77 art. 23; L. 184/83 artt. 10/1 e 12/4). In tal senso il servizio sociale si rende interlocutore non del Tribunale ma della famiglia di origine ed eventualmente anche quella di affido o adozione. L’assistente sociale inoltre concorre al lavoro di equipe da non confondere con l’Unità Valutativa Multidisciplinare che è uno strumento amministrativo con lo scopo di fornire un aiuto personalizzato all’utente disabile o portatore di handicap mediante l’indicazione di un referente del caso (Raineri M.L., Corradini F., Linee guida e procedure di servizio sociale. Manuale ragionato per lo studio e la consultazione, Erickson, Trento, 2019, p. 126). Da questo punto di vista la vera novità della L. 184/83 rispetto al vecchio istituto dell’affiliazione sta nell’indagine conoscitiva che diventa “ufficiosa” perché in un certo senso si sostituisce ai poteri di accertamento del Tribunale sia nei casi di affidamento ad uno dei genitori che a terzi e, ove questo non fosse possibile, di collocamento in comunità di accoglienza. In ogni caso: «Il giudizio di identità educativa è sempre relativo e non assoluto: si deve scegliere tra i due genitori, non stabilire se essi sono in senso assoluto validi o meno, perché in questa sede si deve rispettare il diritto del minore a essere educato nella sua famiglia o in quel che ne resta» (Saraceno-Pradi:128). In altre parole il giudizio della magistratura verte sul contesto educativo e non sulla capacità genitoriale.

Il giudizio di decadenza comporta il venir meno delle figure adulte di riferimento necessarie alla sua cura e rappresentanza (Cerato M., La potestà dei genitori. I modi di esercizio, la decadenza e l’affievolimento, Giuffrè, Milano, 2000, p.173). Nei casi in cui invece il giudice non ravvisi una ragione sufficiente per la decadenza della potestà ma ipotizzi un disagio familiare conclamato allora può ordinare l’allontanamento del minore dalla residenza familiare (affievolimento della potestà). Il genitore può essere reintegrato della potestà perduta quando siano cessate le ragioni per le quali è stata pronunciata (art. 332 c.c.). I servizi sociali sono sempre chiamati a relazionare sullo sviluppo del caso alla magistratura. Così come si presume la verifica di un grave pregiudizio in sede di decadenza, così si presume che sia escluso tale pregiudizio per il minore (art. 330 c.c.). Competente a riesaminare la situazione è il tribunale per i minorenni che aveva pronunciato la decadenza mentre sono chiamati a promuovere l’istanza di reintegrazione lo stesso genitore, l’altro genitore, i parenti e il pm (art. 336 co 1 c.c.). Il provvedimento di reintegro è reclamabile in Corte di Appello-sezione minorenni (art. 739 cpc) mentre la revisione (art. 710 cpc) è l’istituto con cui una parte (genitore o tutore) può chiedere di rivedere i provvedimenti relativi ai figli (esercizio della potestà, problemi educativi, diritti e obblighi dei coniugi, scelte circa la salute, l’istruzione, diritto di visita, contribuzione, etc.). La decisione è assunta dal Tribunale in camera di consiglio sentite le parti.

Che succede dopo la reintegrazione? L’art. 316 c.c. fissa le modalità di esercizio della potestà in regime di comune accordo secondo le esigenze preminenti della famiglia e del minore (mantenimento, istruzione ed educazione). In caso di disaccordo sovviene la norma contenuta nell’art. 145 c.c. che conferisce il potere al giudice di “convocare i coniugi e i figli ultrasedicenni per raggiungere una soluzione concordata”. Se i genitori non sono sposati o vengono da una precedente convivenza, allora «l’esercizio della potestà spetta al genitore presso il quale il figlio vive stabilmente. Se il figlio convive con altri, l’esercizio spetta al genitore che per primo haeffettuato il riconoscimento» (Cerato:129); se il genitore non ha compiuto almeno 16 anni non può riconoscere il figlio. Saraceno e Pradi fanno giustamente notare che molte delle norme che regolano la vita famigliare nel campo delle separazioni sono più teoriche che pratiche, es. il dovere del tribunale di vigilare sull’osservazione delle condizioni stabilite sull’esercizio della potestà (art. 337) molto spesso si concretizza in una delega ai servizi sociali di controllare la situazione familiare. Ne consegue che se il giudice dovesse venire a conoscenza di un deficit in almeno uno della “triade dei doveri” (mantenimento, istruzione ed educazione), allora si potrebbe pensare ad una nuova sospensione della potestà? No, occorre che vi sia anche un pregiudizio del minore. Inoltre le pronunzie del giudice minorile cessano nelle ipotesi in cui il minore acquisti la maggiore età oppure l’emancipazione (art. 390 c.c.). Il mantenimento implica il mangiare, il dormire e le cure sanitarie. L’istruzione implica la scuola, il doposcuola e il trasporto. L’educazione implica l’accettazione dei bisogni, la salvaguardia degli interessi e il desiderio di autonomia. Il provvedimento del giudice pertanto è volto solo a prevenire le cause di pregiudizio per il minore e pertanto non richiedono alcun ravvedimento, espiazione o riparazione a carico del genitore decaduto. Perdere la potestà non significa perdere la responsabilità. Si perdono alcune prerogative sulla stipula dei contratti e sulla gestione degli assegni previdenziali ma rimane il ruolo di genitore.

In passato, specie nel campo dell’affiliazione, il compito di informare il giudice o di esercitare il controllo sui suoi provvedimenti era affidato alla polizia. Oggi si richiede “altra” (e “alta”) professionalità, deontologia, progettualità, criteri operativi che non possono essere assimilati al ruolo di un “carabiniere” (Saraceno, Pradi:146). Ne consegue che la giustizia non può utilizzare i servizi con “raccoglitori di informazioni” né possono pretendere di coprire tutto il territorio dei controlli. In altre parole giustizia e servizi devono arrivare ad un “procollo di rapporti” che prevede l’integrazione delle competenze e delle risorse. La peculiarità dei servizi è, e sarà sempre, lo studio del caso mentre la decisione spetta alla magistratura, che è al di sopra delle parti e che agisce nell’interesse del minore. I genitori però hanno dei tempi psicologici diversi da quelli giuridici, hanno bisogno di essere ascoltati, capiti, sostenuti ed in ciò possono essere d’aiuto i servizi sociali in particolare il Consultorio e la Neuropsichiatria. Al contempo non si può pensare di delegare il processo di aiuto alla sola componente specialistica. In tal senso i servizi sociali assolvono a ciò che Saraceno-Pradi chiamano “intreccio di tre livelli” (Saraceno, Pradi:152): per ogni prestazione si ricerca non tanto la rimozione di un problema ma ciò che concorre al cambiamento della persona affinchè possa affrontare i propri problemi e superarli; “ricomporre la contrapposizione assistenza-terapia” e “ricomporre gli interventi degli operatori” significa che il lavoro di equipe diventa un modo per non disperdere le risorse; “costruzione di un programma con finalità evolutive” consentendo ad ogni operatore della rete “di acquisire la capacità di collaborare con operatori di altri servizi e di auto-osservarsi nelle relazioni” (Saraceno, Pradi:153). Questo ultimo livello è forse il meno diffuso ma il più importante in quanto l’operatore non si identifica con il suo servizio ma interagisce nell’ambito di ruoli, gerarchie e vincoli che rappresenta (l’assistente sociale è molto più autoreferenziale della magistratura che rappresenta la giustizia). Quello tra operatore e utente è un rapporto di fiducia mentre tra giudice e genitore c’è mera soggezione. I servizi sociali, però, non aiutano i genitori a fare i genitori, in quanto a ciò ci pensa l’educativa, ma possono contribuire e agevolare i tribunali nei loro giudizi. Il giudice può chiedere, ordinare, disporre mentre l’assistente sociale può solo informare e sostenere qualcuno che molto spesso disattende le sue richieste. Una volta emessa la sentenza, termina il compito del giudice ma l’assistente sociale può chiedere di rinviare le sentenze presidenziali in modo da preparare una relazione più dettagliata: «l’attività del servizio sociale è sempre proiettata su valutazioni più ampie e su proposte da attuarsi» (Saraceno-Pradi:167).

Il tribunale per i minorenni è in stretto rapporto coi servizi sociali (fin dal 1962 e poi con il DPR 616/77 art. 23) mentre il tribunale ordinario il più delle volte si affida alle consulenze di parte che però esprimono un giudizio a posteriori. Può anche presentarsi il caso di un giudice istruttore che chiede una relazione al servizio sociale mentre poi la sentenza presidenziale ne richiede un altra. In ogni caso molte delle possibilità del servizio sociale possono variare in base all’offerta dell’ente locale ove risiede il servizio, ad es. la “Guida informativa per orientare la persona disabile” preparata dalla Provincia Autonoma di Trento indica espressamente il “percorso assistenziale finalizzato all’accertamento” il che implica che in entrambi i casi (invalidità civile e handicap) conviene passare attraverso i servizi sociali. La L. 104 art. 9 poi indica tra l’altro l’offerta di un servizio di aiuto personale presso “comuni o unità sanitarie locali” che può includere varie prestazioni (assistenza domiciliare, interventi educativi, trasporto, etc.) oppure l’art. 39 che tratta dei “progetti di vita indipendente” (alloggio domotico, servizi residenziali e semiresidenziali, mobilità in e fuori casa, etc.). L’invalidità infatti impedisce alla persona di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età dello sviluppo (se minorenne) o dell’età lavorativa (se maggiorenne o in procinto di esserlo). Una persona menomata può ottenere sia la certificazione di invalidità civile (L. 68/99; L. 118/71) sia quella di disabilità o handicap (L. 104/92). Bisogna inoltre tenere conto dello svantaggio sociale che l’handicap comporta e degli effetti conseguenti all’emarginazione in quanto i benefici variano sia per l’una che per l’altra:

Benefici finanziari per l’invalidità

 Indennità di frequenza per invalidi minorenni (ex assegno di frequenza; LP 7/1998).
 Pensione di invalidità parziale per invalidi maggiorenni ai quali è riconosciuta una invalidità pari o superiore al 74% (LP 7/1998)
 Pensione di invalidità integrale per invalidi maggiorenni ai quali è riconosciuta una invalidità pari o superiore al 100% (LP 7/1998)
 Indennità di accompagnamento per invalidi sia minorenni che maggiorenni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età propria e l’impossibilità di deambulare in autonomia ovvero senza un accompagnatore

Benefici assistenziali per l’invalidità

 Fornitura di protesi e ausili tecnici (DM sanità 27 agosto 1999 n. 332; Dlb GPT 15 giugno 2007 n. 1245)
 Esenzione dal ticket delle prestazioni sanitarie (per invalidi >67%) rilasciata dal Distretto sanitario
 Collocamento mirato al lavoro (per invalidi >46%) previa iscrizione ai Centri per l’impiego
 Assegno di cura (LP 6/98)
 Agevolazioni previdenziali (per lavoratori) prevede due mesi di contribuzione figurativa che si sommano all’anzianità contributiva per ottenere la pensione
 Servizio di trasporto (per invalidi >74%, privi della vista o nell’impossibilità di deambulare) che implica l’offerta di un autoveicolo gestito da una società terza o in convenzione; non si deve confondere con le agevolazioni per il trasporto pubblico che prevedono uno sconto o l’esenzione sul biglietto di viaggio o sull’abbonamento.

La visita davanti alla commissione medica

A seguito della visita della commissione medica si possono configurare varie soluzioni:

 per minorenni: non invalido fermo restando la possibilità di fare ricorso; invalido al 46%; invalido non in grado di deabulare in autonomia
 per maggiorenni: non invalido fermo restando la possibilità di fare ricorso; invalido al 45% (assistenza tecnica e protesica); invalido al 66% (collocamento mirato al lavoro); invalido al 73% (esenzione parziale ticket); invalido al 99% (agevolazioni previdenziali e trasporto); invalido al 100% (esenzione totale ticket)
 per ultra65enni: non invalido fermo restando la possibilità di fare ricorso, invalido al 45% (esenzione parziale ticket e trasporti); invalido al 100% (esenzione totale ticket)

Il riconoscimento dell’invalidità civile ai fini dei benefici finanziari presuppone l’accertamento sanitario dell’Asl e un accertamento amministrativo dell’Agenzia per l’assistenza e la previdenza integrativa con diramazioni provinciali in tutto il paese. La richiesta dei benefici può essere avanzata al soggetto interessato (se maggiorenne), dai genitori (se minorenne) o chi ne fa le veci (tutore, amministratore si sostegno o curatore speciale). In Trentino la domanda per l’invalidità civile può essere presentata direttamente all’Ufficio di medicina legale di Trento, per via telematica dal sito dell’azienda sanitaria, tramite i caf o patronati, tramite gli Sportelli periferici di informazione e assistenza al pubblico della PAT (cd. sportelli “come fare per”, es. a Pergine Valsugana in Via Dante 4). Successivamente alla presentazione della domanda l’Ufficio di Medicina legale trasferisce il protocollo e i dati anagrafici nel sistema informativo locale in attesa di convocare la commissione medica per le valutazioni del caso. La commissione che si riunisce entro sei mesi dalla presentazione della domanda è composta da un medico specialista di medicina legale, da un medico del Distretto sanitario e da altri medici di medicina legale e delle assicurazioni, da un assistente sociale dell’Asl e da eventuali periti del caso. Di ogni commissione viene redatto un verbale con l’esito dell’esame da inviare al soggetto interessato e all’Agenzia del lavoro (se maggiorenne o in grado di lavorare); ovviamente non viene inviato tutto il verbale ma solo l’esito (modello A/SAN) con le indicazioni dei benefici finanziari e assistenziali correlati; in tal modo gli aventi diritto sono già informati su come procedere e cioè: recarsi al Centro per l’impiego per gli adempimenti per l’accesso al collocamento obbligatorio; recarsi all’Agenzia per l’assistenza e la previdenza integrativa per l’erogazione dei benefici finanziari; recarsi all’Ufficio invalidi del Distretto sanitario per ottenere gli ausili tecnici o protesici; recarsi al Distretto sanitario per l’esenzione del ticket; recarsi ai servizi sociali per il trasporto agevolato e per l’assegno di cura (o l’invio alle associazioni di categoria, es. all’Anfass vedi infra). La L. 104 prevede varie forme di handicap: permanente, grave e gravissima. I benefici per l’handicap, a differenza dell’invalidità, possono essere erogati non solo in favore dei soggetti interessanti ma anche dei loro familiari:

Benefici finanziari per l’handicap

 Agevolazioni per i figli a carico (detrazione di imposta fino a 1020 euro con aumento di 220 euro per ogni altro figlio con handicap permanente
 Agevolazioni fiscali per la guida e il trasporto agevolato
 Agevolazioni fiscali per gli ausili tecnici e protesici
 Agevolazioni ergonomiche che consentono ai portatori di handicap di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio
 Tempi aggiuntivi per le prove d’esame e i concorsi pubblici
 Permessi lavorativi e congedi parentali (L. 104 art. 33)
 Cure odontoiatriche (Dlb GPT 25 maggio 2007 n. 1059; LP 12 dicembre 2007 n. 22; Dlb GPT 25 giugno 2009 n. 1585).
 Altri contributi: la PAT ha istituito un Fondo provinciale per gli interventi a favore dei portatori di handicap (LP 7/2003) che prevede l’erogazione di contributi finanziari integrativi delle prestazioni già in essere finalizzati all’autonomia e alla vita indipendente, es. la rimozione delle barriere architettoniche e l’assistenza domotica.
 Altri progetti: l’Agenzia per il lavoro di Trento offre l’inserimento lavorativo di minorenni portatori di handicap e maggiorenni che prevedono l’accesso di tirocini e borse-lavoro fino a 3 anni; per i maggiorenni è previsto l’inserimento nelle cooperative di tipo B (L 381/912). L’Anfass di Trento offre, a chi ha concluso il percorso scolastico obbligatorio o a chi ne è uscito prematuramente, l’accesso alla formazione professionale tramite tirocini aziendali oppure per un periodo determinato di frequenza (3 o 5 anni) nei centri diurni socio-occupazionali e di apprendistato finalizzati al potenziamento e al miglioramento delle competenze lavorative; l’accesso è offerto previo invio da parte dei servizi sociali. L’Anfass offre anche l’assistenza di una educatore scolastico previo invio da parte del Dirigente scolastico. L’associazione “Cantare suonando” di Trento offre l’accesso ai corsi musicali. L’Appm di Trento offre l’accesso ai centri giovanili e tutto ciò che concerne il sostegno genitoriale e l’educativa territoriale. La cooperativa Arcobaleno 98 di Pergine Valsugana offre sostegno scolastico e aiuto compiti. Il “Centro don Ziglio” di Levico (Apsp Levico Curae) offre formazione professionale, tirocini e riabilitazione in regime residenziale. La comunità di valle “Alta Valsugana e Bersntol” ha avviato il progetto “Famiglia presente!” con l’obiettivo di affiancare le famiglie fragili, attraverso un patto definito e attraverso la rete di famiglie presenti sul territorio, per un periodo determinato (Comunità Alta Valsugana e Bernstol, Piano sociale 2018-2020, Documento elaborato dal tavolo territoriale ai sensi degli artt. 12 dei Piano sociali di comunità e art. 13 dei Tavoli territoriali della LP 27 luglio 2007 n. 13, p. 82).

Bibliografia

Canevaro A., Handicap e scuola manuale per l’integrazione scolastica, Nis, Roma, 1983.

Cerato M., La potestà dei genitori. I modi di esercizio, la decadenza e l’affievolimento, Giuffrè, Milano, 2000.

Cicala A., Legge 104: Draghi riforma tutto. Novità su pensioni e lavoro, 17 settembre 2021 consultato su https://www.trend-online.com/pensioni-alovoro/legge-104-draghi-pensioni-lavoro il 27 settembre 2021.

Ghezzi D., Vadilonga F., La tutela del minore. Protezione dei bambini e funzione genitoriale, Cortina, Milano, 1996.

Provincia autonoma di Trento, Azienda provinciale per i servizi sanitari, Invalidità civile e handicap. Guida informativa per orientare la persona disabile, Trento, 2010.

Raineri M.L., Corradini F., Linee guida e procedure di servizio socaile. Manuale ragionato per lo studio e la consultazione, Erickson, Trento, 2019

Norme nazionali sull’invalidità

Legge 30 marzo 1971, n. 118 Conversione in legge del decreto legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili. Legge 11 febbraio 1980, n. 18 Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili. Legge 21 novembre 1988, n. 508 Norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordomuti. Decreto legislativo 23 novembre 1988, n. 509 Norme per la revisione delle minorazioni e malattie invalidanti nonché dei benefici previsti dalla legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della legge 26 luglio 1988, n. 291. Legge 11 ottobre 1990, n. 289 Modifiche alla disciplina delle indennità di accompagnamento di cui alla legge 21 novembre 1988, n. 508, recante norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti e istituzione di un’indennità di frequenza per i minori invalidi. Decreto del Ministero della Sanità 5 febbraio 1992 Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti. Decreto del Ministero della Sanità 27 agosto 1999, n. 332 Regolamento recante norme per le prestazioni di assistenza protesica erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale: modalità di erogazione e tariffe”).

Norme provinciali sull’invalidità

Legge provinciale 15 giugno 1998 Disciplina degli interventi assistenziali in favore degli invalidi civili, dei ciechi civili e dei sordomuti. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 29 dicembre 1988, n. 17724 Regolamento di esecuzione della legge proviciale 18 novembre 1988 n. 39, recante norme concernenti l’accertamento sanitario delle condizioni di minorazione ai sensi delle leggi 26 maggio 1970, n. 381, 27 maggio 1970, n. 382 e 30 marzo 1971, n. 118. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 9 aprile 1999, n. 2704 Indirizzi per la valutazione dello stato di invalidità civile nei riguardi dei soggetti ultra-65enni. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 21 febbraio 2003, n. 386 Prime direttive per lo snellimento e la semplificazione dei processi di accertamento medico-legale e l’erogazione dei benefici di legge alle persone invalide e/o disabili. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 15 giugno 2007 1245 Nuove direttive in materia di assistenza protesica; revoca delle deliberazione n. 10235 del 23 luglio 1993 e n. 7961 del 30 dicembre 1999 e modifica deliberazione n. 1301 del 24 giugno 2005. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento n. 2831 del 31 ottobre 2008 Indirizzi per la valutazione dello stato di invalidità civile nei riguardi di soggetti ultra-65enni affetti da demenza: integrazione e modifica della deliberazione n. 2704 di data 9 aprile 1999.

Norme nazionali sull’handicap

CM 28 novembre 1977 n. 313 ripartizione di competenze tra scuola ed enti locali (supporto assistenziale e clinico-riabilitativo); CM 31 luglio 1978 n. 178 (integrazione tra servizi sociali e sanitari); CM 28 giugno 1979 n. 159 (lavoro di euipe tra docenti e specialisti). Legge 5 febbraio 1992, n. 104 Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate. Legge 21 maggio 1998, n. 162 Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap grave. Legge 23 dicembre 2000, n. 388 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001). Legge 8 marzo 2000, n. 53 Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città. Legge 27 dicembre 2002, n. 289 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003).

Norme provinciali sull’handicap

Legge provinciale 10 settembre 2003 n. 8 Disposizioni per l’attuazione delle poht1che sociali a favore delle persone in situazione di handicap. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 21 febbraio 2003, n. 386 Prime direttive per lo snellimento e la semplificazione dei processi di accerta-mento medico-legale e l’erogazione dei benefici di legge alle persone invalide e/o disabili. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 3 ottobre 2003, n. 2503 e successive modifiche Approvazione del nuovo progetto del servizio di trasporto e accompagnamento a favore dei portatori di minorazione. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 10 dicembre 2004, n. 2961 Modalità di accesso e di gestione del “Fondo provinciale per gli interventi in favore delle persone in situazione di handicap” (art. 7 legge provinciale 10 set-tembre 2003, n. 8). Modifiche ed integrazioni della deliberazione n. 2961 del 10 dicembre 2004. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 10 febbraio 2006, n. 216 Modalità di accesso e di gestione del “Fondo provinciale per gli interventi in favore delle persone in situazione di handicap” (art. 7, legge provinciale 10 settembre 2003, n. 8). Modifiche ed integrazioni della deliberazione n. 2961 del 10 dicembre 2004. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 25 maggio 2007, n. 1059 Assistenza odontoiatrica: Livelli essenziali ed aggiuntivi di assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Provinciale. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 15 giugno 2007, n. 1245 Nuove direttive in materia di assistenza protesica-revoca deliberazione n. 10235 del 23 luglio 1993 e n. 7961 del 30 dicembre 1999 e modifica deliberazione n. 1301 del 24 giugno 2005. Legge Provinciale 12 dicembre 2007, n. 22 Disciplina dell’Assistenza odontoiatrica in provincia di Trento. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 16 maggio 2008, n. 1217 Approvazione nuovo testo delle direttive per l’assistenza protesica -sostituzione e delle direttive approvate con le deliberazioni n. 10235 dd. 23 luglio 1993, n. 7961 dd. 30 dicembre 1999 e n. 1245 dd. 15 giugno 2007 nonché modifiche della deliberazione n. 2576 dd. 23 novembre 2007 recante “Direttive all’Azienda Provinciale per i Servizi sanitari per l’erogazione di prestazioni sanitarie aggiun-tive -anno 2007. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 25 luglio 2008, n. 1886 Legge Provinciale 12 dicembre 2007, n. 22 recante “Disciplina dell’assistenza odontoiatrica in provincia di Trento” -Direttive per l’attuazione anno 2008. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 19 settembre 2008, n. 2321 Indirizzi applicativi in materia di assistenza protesica aggiuntiva provinciale di cui alla deliberazione n. 1217 di data 16 maggio 2008 e adozione delle modalità operative per il monitoraggio delle attività di assistenza protesica e l’adeguamento delle relative procedure operative. Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 25 giugno 2009, n. 1585 Legge Provinciale 12 dicembre 2007, n. 22 recante “Disciplina dell’assistenza odontoiatrica in provincia di Trento” -Direttive per l’attuazione anno 2009.

Circolari e pareri interpretativi

Circolare INPDAP (Direzione Centrale Personale Ufficio IV) 10 luglio 2000 n. 34 Legge quadro n. 104 del 5/02/1992 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. La disciplina di cui agli artt. 1, 3, 4, 33 e le innovazioni introdotte dagli artt. 19 e 20 della Legge n. 53 del 8/03/2000. Circolare INPS 17 luglio 2000, n. 133 Benefici a favore deUe persone handicappate, Legge 8 marzo 2000, n. 53. Art. 33, commi 1, 2, 3 e 6 della Legge n. 104/1992. Circolare INPS 15 marzo 2001, n. 64 Legge 23/12/2000 n. 388, all’art. 80, comma 2. Congedi per gravi e documentati motivi familiari. Indennizzabilità fino a 2 anni delle relative assenze dei genitori o, in caso di loro decesso, ai fratelli o sorelle conviventi di soggetti handicappati in situazione di gravità. Circolare INPS 10 luglio 2001, n. 138 Provvidenze a favore di genitori di disabili gravi. Circolare INPS 11 luglio 2003, n. 128 Permessi ai sensi delta Legge 104/1992-Disposizioni varie. Circolare INPS 23 maggio 2007, n. 90 Permessi ex art. 33 legge 5 febbraio 1992, n. 104. Questioni varie. Circolare INPS 29 aprile 2008, n. 53 Nuove disposizioni in materia di diritto alla fruizione dei permessi di cui all’articolo 33 della legge n. 104/92. Parere del Dipartimento funzione Pubblica-Ufficio Personale Pubbliche Amministrazioni-Servizio trattamento del Personale 18 febbraio 2009, n. 13 Legge 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni ed integrazioni-permessi ex art. 33, c. 3.

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