Legge 328/2000 a che punto siamo?

L’assetto dell’attuale legislazione assistenziale trova fondamento nella Legge Regionale 38/96 della Regione Lazio che già anticipava alcune indicazioni che verranno poi inserite nella L 328/00: l’integrazione tra differenti prospettive che concorrono al benessere dei cittadini, il richiamo ai diritti degli utenti, la programmazione e il principio di sussidiarietà, la definizione dei Liveas, l’istituzione dei Fondi speciali, etc. Si potrebbe dire che la 328/00 si basa, almeno nei principi, sulla LR 38/96. Uno dei punti in comune tra le due leggi è la programmazione perseguita attraverso l’aggregazione spaziale della “zona” che si proponeva l’obiettivo di superare la frammentazione tradizionale (Regione, Provincia, Comune) per giungere ad una realtà unitaria dei servizi. Da qui è nata l’idea di integrare l’Ambito sociale con il Distretto e utilizzare l’Accordo di programma come strumento per le associazioni intercomunali (Melchiorre E., Governare la complessità. Attori e livelli istituzionali nella pianificazione zonale del Lazio, Autonomie locali e servizi sociali, 3, 2016, pp. 537-553).

Cristiano Gori, nel suo articolo pubblicato su “Politiche sociali”, prende l’esempio del welfare della Regione Lombardia per dimostrare gli effetti della L. 328/00.

La difficoltà di “liquidare” il sistema delle Ipab, trascinatasi per oltre un secolo dal 1890 al 1990, culminò con la sentenza n. 173 della Corte Costituzionale che sancì l’illegittimità del loro scioglimento. Ed è in ragione di queste Ipab che si arenarono in seguito tutti i tentativi di riforma del welfare. In assenza di una legge sistematica cresce il gap tra Stato e regioni che si organizzano in autonomia con alcune regioni specialmente nel nord che tendono verso l’accorpamento con il settore pubblico e altre nel sud che tendono alla loro sopravvivenza indipendente. Fu proprio il processo di regionalizzazione ad ostacolare l’implementazione della L. 328/00. La riforma costituzionale del Titolo V ha costituito una battuta d’arresto in quanto ha bloccato la devoluzione di competenze che ha ripartito tra Stato e Regioni con una reazione spropositata di ricorsi alla Corte Costituzionale.
Una prima questione si riferisce ai Livelli essenziali di assistenza che non conferisce alcuna garanzia di “diritto esigibile” che la legge si proponeva di tutelare, riprendendo l’art. 38 della Costituzione.
L’emendamento proposto dagli onorevoli Novelli e Valpiana voleva rimediare a tale limite offrendo una suddivisione tra interventi obbligatori (provvedimenti dei tribunali per i minorenni, rapporti in materia di interdizione o limitazione delle potestà genitoriale, etc). La maggior parte di soggetti che necessitano di interventi socio-assistenziali sono infatti privi di una integrale margine discrezionale (minori, portatori di handicap, sofferenti psichici, anziani non autosufficienti, etc).
L’art. 38 però concludeva così: “l’assistenza privata è libera” il che significa che il privato sociale non deve gravare sul pubblico erario. La legge 328 ancora una volta ribalta lo status quo per alienare lo Stato dal monopolio della tutela dei diritti sociali ed aprire ad una “privatizzazione incontrollata” (Perino:52).
Un’altra difficoltà fu la necessità di avere dei diritti esigibili (o livelli essenziali di assistenza) si inquadrava nella precarietà della progettazione socio-assistenziale. La legge afferma che la definizione dei Lea è sottesa ai vincoli di bilancio e alle risorse degli enti locali (art. 20 co. 4) quindi non si tratta più di “diritti esigibili” e garantiti dalla legge ma offerti a discrezione di Comuni e Regioni che possono benissimo veicolare le risorse verso altre destinazioni anche e sopratutto in ragione di quella “potestà esclusiva” in materia di assistenza sociale così come sancito dalle due leggi costituzionali (1/91 e 3/02) che tentarono di modificare il Titolo V della Costituzione ma che in realtà crearono una serie infinita di conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni molte delle quali pendono ancora nelle aule di tribunale del Tar.

Altre difficoltà (oltre al processo di regionalizzazione e la mancata definizione dei diritti esigibili) furono la discontinuità tra politica e finanziamenti e i preesistenti sistemi di welfare locale. I governi di centro-destra che si succedettero negli anni 2001-2006 e nel 2008-2013 abbandonarono l’idea di una legislazione nazionale verso forme più selettive (federalismo fiscale, carta acquisti, etc.). In assenza di una regia nazionale la conseguenza è stata la delega alle famiglie dei compiti di cura e assistenza.

In conclusione la L. 328/00 “non a mantenuto alcuna delle promesse fatte dai cantori dei suoi inesistenti aspetti positivi mentre ha contribuito non poco a smantellare il sistema di garanzie per le persone malate non autosufficienti e/o con disabilità e limitata o nulla autonomia” (Perino:48).

Bibliografia

Breda M.G., Micucci D., Santanera F., La riforma dell’assistenza e dei servizi sociali – Analisi della legge 328/00 e proposte attuative, Utet, Torino, 2001. f-344.45032 BRE
Coletti A., Zone grigie e servizi sociali nel casertano, “Politiche sociali”, 2, 2015, pp. 267-283.
A dieci anni dall’approvazione della L. 328, “Prospettive sociali e sanitarie”, 1, 2010, pp. 2-9.
Un punto di vista diverso sulla L. 328/00, “Prospettive sociali e sanitarie”, 3, 2010, pp.1-4
Leps nelle Regioni dalla L. 328/00 a oggi, “Prospettive sociali e sanitarie”, 8-9, 2010, pp. 34-39.
La 328 e gli squilibri del welfare italiano, “Prospettive sociali e sanitarie”, 13, 2010, pp. 1-4
Ancora sulla 328, “Prospettive sociali e sanitarie”, 14, 2010, pp. 1-3
La 328 nelle Regioni un bilancio sintetico, “Prospettive sociali e sanitarie”, 20, 2010, pp. 3-4
Perino M., Il diritto all’assistenza sociale e socio-sanitaria a vent’anni dall’approvazione della legge quadro n. 328/00, “Prospettive assistenziali”, 211, luglio-settembre 2020, pp. 48-54; Id., Il diritto all’assistenza sociale e socio-sanitaria a vent’anni dall’approvazione della legge quadro n. 328/00, “Prospettive assistenziali”, 212, ottobre-dicembre 2020, pp. 45-51
Servizi sociali e diseguaglianze territoriali a vent’anni dalla legge quadro 328/00, “Politiche sociali”, 3, 2020, numero speciale.


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