Le origini del servizio sociale internazionale

Webinar organizzato dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento nell’ambito del ciclo di seminari “Storia in costruzione”.

Interviene Francesca Piana, assegnista alla Scuola normale di Pisa e docente di Storia delle relazioni internazionali dell’Università di Ginevra, che discute una relazione sull’attività dell’International migration service in Italia. Si presentano qui i risultati di una ricerca che usciranno a breve nel volume intitolato “The Global Governance of Refugee Protection. Forced Diplacements and Humanitarian Aid after WWI” scritto sulla base dell’International migration service creato nel 1924 da un gruppo di assistenti sociali diplomate a Londra e New York con lo scopo di riunire le famiglie separate dalle migrazioni e di studiare le conseguenze di questo fenomeno sulla famiglia e sulla società. È una storia di donne che alla fine della prima guerra mondiale decidono di dare il proprio contributo per una vocazione globale. L’Ims aveva base a Ginevra e si basava su una serie di filiali distribuite per l’Europa che potevano carpire informazioni sui migranti. Il metodo era basato sul casework che fu sviluppato negli Stati Uniti all’interno del movimento riformista e del Settlement, che era considerato un metodo affidabile per l’epoca. L’Ims nl 1932 creò una filiale in Italia per la riunificazione delle famiglie italo-americane, prigionieri di guerra, civili dispersi per cause varie. Le ipotesi sono: come l’Ims ha soddisfatto i bisogni dei migranti? Quali stereotipi sulla marginalità sociale? Quali collaborazioni col Regime Fascista? Per quanto riguarda la storiografia dobbiamo cercare nei seguenti campi di ricerca: welfare, assistenza sociale e migrazione dove troviamo i seguenti autori: Heide Fehrenbach ha scritto il capitolo “From Aid to Intimacy: The Humanitarian Origins and Media Culture of International Adoption” in “Dilemmas of Humanitarian Aid in the Twentieth Century” di Johannes Paulmann e “Children as Casework: The Problem of Migrating and Refugee Children in the Era of World War.” In “Handbook on Migration and Childhood” di Jacqueline Bhabha, Daniel Senovilla Hernandez e Jyothi Kanics; Pamela Ballinger ha pubblicato “The World Refugees Made: Decolonization and the Foundation of Postwar Italy”; Rita Cutini ha scritto “Promuovere la democrazia: storia degli assistenti sociali nell’Italia del secondo dopoguerra (1944-1960)”; Stefano Gallo ha analizzato le migrazioni interne “Il Commissariato per le migrazioni e la colonizzazione interna (1930-1940). Per una storia della politica migratoria del fascismo”. Ulteriori fonti sono gli archivi della Croce Rossa Internazionale, agli archivi dell’International social service di Ginevra, gli archivi dell’International organization of labour, l’Archivio centrale dello Stato in Roma, gli archivi privati della famiglia Dallolio, interviste di storia orale. Agli inizi del 2000 l’Ims è andata in bancarotta e non è stata trovata alcuna documentazione. I movimenti riformisti americani all’inizio del secolo si interessano della protezione delle donne che effettuano lunghi viaggi all’estero per lavoro. Per tali motivi la World christian association crea l’Ims ma il governo americano decide di limitare fortemente l’immigrazione adottando i passaporti che diventarono obbligatori. Nel 1924 la sezione Ims diventa indipendente con una struttura speculare con un comitato internazionale e un comitato esecutivo su questioni finanziarie. Dal 1924 al 1932 l’Ims non ha una sede italiana ma è diffusa in Europa e negli Sua insieme ad altre organizzazione americane che si occupano di casi di diserzione, di rimpatrio, di recupero dei documenti, di naturalizzazione e di divorzio. Durante questo periodo la sede americana dell’Ims viene contattata per fare delle ricerche in Italia. Le assistenti sociali americane dell’Ims erano però costrette a tradurre prima le richieste e la corrispondenza dall’italiano all’inglese e poi dovevano riferire coi corrispondenti italiani al fine di carpire le necessarie informazioni per il lavoro sul caso. Nelle relazioni il migrante è visto come una vittima, culturalmente svantaggiata e proveniente da un contesto problematico. Si presenta il caso di un uomo italiano considerato mentalmente instabile residente negli Usa da venti anni a cui si chiede di ritornare in Italia. La National catholic welfare conference si propone di contattare la famiglia rimasta in Italia per capire come coprire le spese di viaggio. Molto spesso le famiglie di origine si rifiutavano di accogliere il proprio caro e la pratica si estingueva. La relazione di circa 80 pagine non riporta né il governo italiano né istituzioni politiche fasciste e sugli italiani gravavano numerosi luoghi comuni e pregiudizi che continuarono anche nel periodo tra le due guerre. Il governo italiano dal canto suo non cambiò posizione sulle politiche migratorie e si concentrò sulla colonizzazione delle terre italiane d’oltremare tuttavia mantenne i contatti con le comunità italiane all’estero. Intanto l’Ims decise di inviare Suzanne Farriere in Italia nel 1929 per studiare l’ambiente sociale ed economico e per capire se ci fossero le condizioni per aprire una sede succursale in questo paese. La Farriere prende tempo e propone di creare delle convenzioni con alcune organizzazioni locali (Opera Cardinal Ferrari, CRI, Società Umanitaria, etc.) che avrebbero lavorato caso per caso. Finalmente fu creata la sede italiana nel 1932 su iniziativa di Filippo Cremonesi presidente della CRI che prese il nome di “Segretariato di informazioni private” con scopi umanitari e al di fuori di orientamenti ideologici. La presidenza fu affidata ad Elsa Dallolio che era la figlia del generale Alfredo, ministro della guerra, scelto da Mussolini per ricoprire la carica di commissario per le munizioni. La figlia Elsa fu infermiera durante la prima guerra mondiale ed intrattenne amicizie con Benedetto Croce, Gaetano Salvemini e altri antifascisti. Dal 1932 al 1945 la sede italiana dell’Ims si occupò di prigionieri di guerra, esuli della guerra civile spagnola e dell’impresa etiopica. Il metodo scelto fu quello dell’international casework definito come “lo studio scientifico del caso applicato a famiglie e individui i cui problemi richiedono la collaborazione in due o più paesi”. Durante la guerra diverse famiglie italiane contattarono l’Iss per intercedere presso i prigionieri di guerra ed Elsa, grazie anche al ruolo del padre e di numerose amicizie, tra cui la regina del Belgio, riuscì ad aiutarle. Dopo la seconda guerra mondiale l’Iss si appoggiò all’Unrra (United nations relief and rehabilitation agency) per continuare l’attività assistenziale. Intanto l’Ims cambiò nome in “International social service” pur mantenendo gli scopi e le motivazioni originarie. Segue dibattito:

Che qualifica aveva il personale dell’Ims in Italia, dove si trovava la sede fisica e dove si possono reperire le relazioni?

Il lavoro veniva svolto prevalentemente dalle presidentesse che contattavano i referenti a livello internazionale per il rilascio dei prigionieri. Elsa Dallolio era un infermiera e non aveva qualifiche di assistente sociale. La Ferriere invece aveva studiato al Columbia school di social work ma il suo compito era solo di sondare l’ambiente italiano ed una volta tornata in America non si fece più vedere. La documentazione relativa ai 2700 casi trattati e che hanno prodotto circa 12 mila lettere sono andate al macero nel 2000. La sede fisica era a Roma con distaccamenti a Napoli, Aversa e Trieste. Nell’Archivio centrale dello Stato c’è una documentazione non inventariata relativa agli anni ’60 – ’80. Gli archivi della sede americana dell’Ims si trovano in Minnesota.

L’Ims si attivò per salvare i bambini ebrei dalle persecuzioni razziali?

Quando la Ferriere giunge in Italia entra in contatto con alcune organizzazioni locali tra cui l’Omni e i Fasci Femminili che potevano tornare utili ai fini di una collaborazione caso per caso. Presso l’Iss, inoltre, c’era una sezione per minorenni non accompagnati ma non si può dire se abbiano trattato casi del genere.

Come si è svolta la ricerca dal punto di vista metodologico?

Dopo una prima selezione della letteratura si è passati alla consultazione dei materiali di archivio; nelle diocesi ci possono essere molti di questi casi grazie all’interessamento dei parroci alle richieste delle famiglie per i propri cari reclusi all’estero.

Perché fu scelta Elsa Dallolio e non altri?

Elsa Dallolio faceva parte di una famiglia altoborghese e nel 1931 il suo nome appare in un convegno.

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