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La fondazione della Clinica del lavoro

Dal sodalizio di una filantropa e di uno scienziato, nacque il primo esperimento nella storia dell’integrazione sociosanitaria in seguito alla fondazione a Milano della prima “Clinica del lavoro”, per l’igiene, la prevenzione e l’assistenza sociale alle contadine piemontesi. Si tratta di Ersilia (1859-1933), moglie del deputato socialista Luigi Majno Bronzini, fondatrice dell’Asilo Mariuccia di Milano, opera dedicata all’assistenza di donne in difficoltà e di Luigi Devoto (1864-1936), medico ligure, fondatore del periodico “Il lavoro”. L’autore tenta di ripercorrere le motivazioni della fondazione della clinica, attraverso l’analisi epistolare di 24 documenti, frutto della corrispondenza tra i due pionieri, nell’intervallo di un ventennio (1901-1921). 



Nella premessa sono indicate alcune note storiche. Fin dall’antichità, le cure termali erano prescritte per i reumatismi e per piccoli malanni stagionali. Bernardino Ramazzini (1633-1714) in “Malattie degli artefici” può essere considerato il fondatore di tale disciplina. Con lui anche Ferdinando Palasciano, pioniere della Croce Rossa e Paolo Zacchìa. Nel 1882, durante le operazioni di scavo del traforo del Sempione, una gruppo di operai si ammalò di una rara forma di anemia che più tardi Angelo Dubini (1813-1902) collegò alla patologia dei vermi intestinali. La medicina sociale, secondo l’autore, può essere considerata l’anticamera dell’assistenza sociale intesa come soccorso verso le categorie produttive: «basti pensare all’introduzione della antisepsi e della asepsi nelle sale chirurgiche ed in particolare negli istituti di maternità, l’invenzione del pneumotorace artificiale per la terapia della tubercolosi, la creazione dell’Istituto sieroterapico milanese che permise la produzione di adeguate quantità di siero antidifterico, l’istituto dei rachitici nonché l’adozione delle cure marine» (p. 16). 



Le motivazioni che spinsero Ersilia e Luigi a fondare la clinica del lavoro non erano solo di tipo scientifico. Luigi Devoto, infatti, si era formato alla scuola di Edoardo Maragliano (1849-1940), artefice del vaccino contro la tubercolosi e sostenitore della profilassi dei lavoratori. Era stato, inoltre, membro della Real Commissione per lo studio delle malattie professionali (p. 19). Ersilia Majno, invece, nel 1899 aveva co-fondato con Ada Negri (1870-1945) l’Unione femminile, associazione filantropica per la rivendicazione dei diritti delle donne ben 20 anni prima che Paolina Tarugi ed Ettore Levi fondassero l’Istituto di igiene, prevenzione ed assistenza sociale quando le prime assistenti sociali assumeranno il titolo di “segretarie sociali”. Per tali ragioni nacque l’”Ufficio Indicazioni e Assistenza”, poi consorziato nella “Società umanitaria”, «con il compito di appoggiare tutti coloro che per qualunque motivo dovessero rivolgersi alle istituzioni (per sussidi, certificati, abitazioni, etc.) o che avessero bisogno di assistenza legale o morale (inadempienza scolastica, stato di abbandono, negligenza, etc.)» (p. 23). 



Risale al 4 dicembre 1901 l’interesse per le condizioni lavorative delle contadine della pianura padana, in particolare delle mondariso, costrette a lavorare «anche in avanzato stato di gravidanza o di puerperio, obbligate ad orari prolungati ad abbandonare i figli a sé stessi, senza nessuna forma di assistenza pubblica» (p. 22). Luigi Devoto nella prima lettera indirizzata ad Ersilia, accennava ai sui studi su questa particolare categoria di lavoratrici non senza qualche strascico polemico verso le istituzioni dell’epoca alle quali erano rivolte «tante incriminazioni da parte delle famiglie, che mandano, per bisogno o per avidità, le loro figliole a lavorare nei risi» (p. 30). La stessa Ersilia, nel rispondergli, ne comprende fin da subito le motivazioni, definendo «veramente e positivamente redentrice» (p. 31) l’idea di voler trovare un rimedio alle molteplici cause di deperimento delle lavoratrici delle risaie (malaria, cloro-anemie, gastro-enteriti, etc.). 



Si accenna ad un primo programma di studio ed ad una rosa multi-disciplinare di riferimento per gli studi di categoria: fisiologia del lavoro, patologia e clinica del lavoro, infortunistica, igiene del lavoro, protezione legislativa del lavoro, giurisprudenza del lavoro. Come già detto, le motivazioni di Luigi ed Ersilia erano essenzialmente di tipo etico e filantropico, perciò cominciarono a frequentarsi presso la casa del marito, insieme ai personaggi più illustri dell’epoca: Guido Baccelli, ministro dell’istruzione, Angelo Celli, medico e animatore della lotta alla malaria, Enrico Ferri, penalista e criminologo, il ginecologo Resinelli, l’oncologo Luigi Mangiagalli. Furono predisposti i punti principali del programma di lavoro:«esprimere un avviso intorno al progetto sul lavoro delle donne e dei fanciulli; apportare modificazioni più opportune alle leggi sugli infortuni del lavoro; pubblicare studi e adottare misure preventive sulle malattie del lavoro» (p. 41). Tra le attività accessorie, si propose di organizzare delle visite guidate all’Istituto per lo studio e la cura delle malattie del lavoro, fondato dallo stesso Devoto e di presentarne i risultati a quello che sarebbe diventato il primo Congresso internazionale di medicina sociale (giugno 1906). 



Ben presto le assemblee si affollarono e vi aderirono molti altri esponenti di spicco del panorama culturale e politico dell’epoca, persino il sindaco di Milano ebbe parole di encomio e decise di introdurre il testo dei 3 punti nella sua relazione programmatica (p. 40). A questo punto i tempi erano maturi per avanzare proposte più concrete. Un primo tentativo fu inoltrato presso la Società Umanitaria, fondazione nata nel 1893 che già somministrava corsi teorici a studenti di ogni età e che si era fatta promotrice di un progetto di integrazione sociosanitaria ma il tentativo era naufragato «a causa delle eterne ed inevitabili gelosie dei singoli enti» (p. 43). Siccome «le precedenti scuole ospedaliere erano votate al fallimento, perché mancavano del consenso e del contributo degli enti pubblici» (p. 44), si decise di accantonare per il momento l’idea di creare una scuola ex novo e si propose di coinvolgere più direttamente le istituzioni politiche che, però, bocciarono il progetto della costituenda clinica del lavoro (20 novembre 1902). 



Furono momenti di profondo sconforto perché i primi tentativi di costituire la clinica del lavoro erano falliti miseramente. Ma è in questi frangenti che l’ingegno e il coraggio sono di aiuto, e quando sembrava tutto perduto, a riprendere l’iniziativa fu la dolcissima Ersilia che ne approfittò dell’Unione femminile aveva recentemente pubblicato un bollettino di divulgazione letteraria e scientifica. Nel suo articolo di maggio intitolato “Per una clinica del lavoro” lanciava un appello ai «lettori della rivista per sposare la causa di questa battaglia» (p. 51). Dopo una prima parte in cui sono introdotte le più recenti conquiste in campo medico-sociale, l’autrice dà lustro al suo estro letterario e propagandistico: «Nella scienza che, stringendo nella illuminata pietà di un solo amplesso tutte le miserie umane, troverà nelle infinite risorse del sapere i mezzi per lenirle (…) alle falangi di ignorati pionieri, che lottano per il diritto e la giustizia dando il forte braccio al lavoro, e alla fede socialista le energie del loro spirito anelante alla luce dell’istruzione e alle gioie della fraternità vera, l’augurio che la meta sognata venga presto raggiunta» (p. 97).  



L’articolo dell’Unione femminile fu accolto con una certa freddezza nell’ambiente intellettuale meneghino, anzi, non mancarono cori di protesta sul quotidiano “La Lombardia” contro qualsiasi iniziativa in difesa delle giovani donne. Intanto si moltiplicavano le iniziative di sensibilizzazione sulla clinica del lavoro attraverso l’abnegazione di Luigi ed Ersilia che non cessarono di frequentare la casa del marito ed organizzare convegni e conferenze ovunque. Finalmente il 6 giugno 1907 durante il consiglio municipale di Milano, fu approvato il progetto di fondazione della Clinica del lavoro che sarebbe sorta su un area di 4450 mq, acquistata alla Provincia. All’inaugurazione, avvenuta il 20 marzo 1910, intervenirono numerosi rappresentanti di diversi paesi stranieri, «giunti a testimoniare la storia importanza dell’evento» (p. 74). 



Dopo la fondazione della clinica, Luigi Devoto fu chiamato dall’Associazione internazionale del lavoro di Basilea a presiedere la Commissione internazionale per lo studio delle malattie del lavoro (p. 19). Nel 1915, allo scoppio della Grande guerra, fondò a Milano il gruppo per la propaganda medica in favore dei soldati e trasformò la stessa clinica in un ospedale militare, tenendovi numerose conferenze e premiazioni. Ersilia Majno, invece, fondò il Comitato per la Tratta delle bianche con le quale si proponeva di distogliere le giovani prostitute dallo sfruttamento. In seguito, dopo la misteriosa morte della figlia, fondò l’Asilo Mariuccia, a lei intitolata, per i medesimi scopi filantropici ed alla quale si dedicò fino alla sua scomparsa nel 1933 per broncopolmonite. 

Citazioni tratte da Majno E., La fondazione della clinica del lavoro di Milano attraverso il carteggio Luigi Devoto – Ersilia Majno Bronzini, Mariuccia, Milano, 1985.


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