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Chi sono i senzatetto?

Incontro organizzato nell’ambito del ”Festival dell’economia” presso Palazzo Geremia, via Rodolfo Belenzani, Trento.
 
In base all’ultimo rapporto Istat si registra un aumento di famiglie che lavorano al di sotto della soglia di povertà e l’Italia eccetto il “sostegno di inclusione attiva” non ha una politica sociale né una strategia efficacie sui senza fissa dimora forse a causa di un ceto politico troppo concentrato sull’elettorato perciò gli invisibili rimangono tali. Ciò induce a pensare di fare qualcosa prima che gli utenti dei servizi escano definitivamente dalla visibilità. Interviene Michela Braga che discute una relazione sui SFD a partire dal 2008 quando l’indagine si è concentrata sulle città più importanti. In Italia ci sono 80% di persone che vivono in casa di proprietà e l’affitto assorbe il 30% del reddito e il restante 20% non ha risorse per pagare le spese il più delle volte a causa della perdita di lavoro. Ciò avviene indipendentemente dal luogo di residenza (90% di sfratti per morosità incolpevole) se in passato questi fenomeni erano tipi delle grandi città negli ultimi casi stanno emergendo casi anche nei piccoli centri. C’è un incremento di richieste negli anni successivi alla crisi (2009) specialmente nel nord (una famiglia su 399) eccetto il Trentino dove il tasso di sfratti rientra nella media nazionale. Perché si sfratta? Gli individui non hanno risorse per pagare l’affitto oppure ne hanno meno della media di persone (povertà relativa) oppure non hanno una salute integra (povertà assoluta) tra cui rientrano le nuove povertà (ludopatia). L’approccio tradizionale vede l’individuo sempre più povero (punto di vista statico) ma nel momento in cui non c’è la casa allora progressivamente cade in povertà (punto di vista dinamico) e risulta molto difficile generalizzare (ogni persona ha una storia a sé). Chi sono i SFD? Il dibattito è ancora aperto ma il più delle volte indica chi non ha un luogo sicuro per dormire oltretutto la rilevazione è aggravata dalla non collaborazione di queste persone. Una volta raggiunto inoltre è difficile intervistare il soggetto. Si tratta di un fenomeno minore ma non trascurabile sopratutto a causa dei csoti. le diverse fasi di esclusione implicano diverse cause di conseguenze ed anche le risposte sono diverse. da un punto di vista istituzionale ci sono diverse difinzioni: sono persone che non hanno un luogo adeguato (punto di vista esclusivo); sono persone che non hanno un alloggio standard (punto di vista inclusivo); sono persone a rischio di sfratto o in continua ricerca (punto di vista intermedio). I metodi di ricerca sono: il censimento con cui si cerca di «contare» le persone tramite dei conteggi simultanei con il rischio di non effettuare una rilevazione adeguata ma se si allunga il lasso temporale c’è il rischio dei doppi conteggi. i dati quindi possono essere al rialzo se gli utenti non sono trovati o al ribasso quando ci sono dei falsi positivi. Con il campionamento si va in luoghi predeterminati laddove si stima la popolazione. Dopo un primo approccio si effettua l’indagine campionaria su strada e sui dormitori. Le statistiche più efficaci si trovano negli Stati Uniti e nell’Europa del nord, specialmente le città grandi, es. 0,15 senza fissa dimora (sfd) per ogni mille abitanti in Francia, in altri casi il valore non è rilevato in una sola volta ma per un periodo più lungo. A Roma ci sono 1,16 sfd per ogni mille abitanti in linea coi paesi europei, a New York ci sono 10 sfd per ogni mille abitanti. A Milano ce ne sono in tutto 2600 (1560 nel 2008) ma mentre nel 2008 c’era più omogeneità e i dormitori stanno per lo più al di fuori della città mentre a Roma stanno al centro. Qual’è il profilo del sfd? Sono uomini ma stanno aumentando le donne, 40 anni in media con più anziani nei dormitori e più giovani in strada, il 24% ha precedenti penali o storie di tossicodipendenza. Quattro anni è il periodo di vagabondaggio che però è condizionato dal metodo di ricerca. il titolo di studio è diverso al resto della popolazione ma gli uomini sono più propensi al crimine. il 60% è composto da stranieri (rumeni e indiani). La causa del problema è la perdita di lavoro, mentre gli stranieri non hanno i documenti e vivono in clandestinità. Il 23% è divorziato. 8% ha perso un figlio o ha subito altri lutti. Il 60% ha perso la casa e dopo anche il lavoro forse per una riduzione progressiva del reddito. In media il salario era 1300 euro. a Milano gli utenti sono invitati ad iscriversi ai centri di collocamento dove si organizzano corsi di formazione ai fini dell’accesso ai lavori socialmente utili. il 19% del reddito viene dai servizi sociali che offrono prestazioni in denaro (80-40 euro) mentre altri hanno redditi di proveniennza illecita. le aspettative sono positive (26% pensava di rimanere in strada meno di un mese), il 15% nel 2016, il 70% dei casi mostra aspettative deluse. c’è un rappresentante tra area sociale svantaggiata e sfd, mentre la crescere di politiche attive del lavoro diminuiscono i sfd mentre i servizi sociali non incidono se non negativamente. i governi di sinistra es a Milano non hanno fatto molto e infatti si è registrato l’incremento del fenomeno. un altro problema sono i costi per la fornitura dei servizi (mense, docce, guardaroba) che sono maggiori in caso di problemi di salute; i costi indiretti riguardano la mancanza di lavoro e la produttività sia marginale che generale (meno capitale umano, meno output). Ciò produce esternalità negative per la società, es. manutenzione giardini, rivendicazioni dei commercianti, etc. più il fenomeno è cronico maggiore sono i costi. Che fare? Una proposta sarebbe di ridurre la cronicizzazione, es. tramite interventi di breve periodo per fronteggiare il bisogno immediato. il rischio è di rimanere nell’emergenza ma bisogna anche organizzare il lungo periodo. i vincoli di bilancio hanno fatto diminuire le risorse con la maggiore domanda e la competizione degli utenti per l’accaparramento delle risorse. Le “cene di strada” sono attività organizzate dal terzo settore che però non sono omogenee e quindi senza una regia che tenga conto di tutti. I servizi sociali dovrebbero essere razionalizzati perchè creano dipendenza il che non significa “tagliare” la spesa sociale, es. gli orari di ufficio sono contemplati per la cittadinanza normale e gli unici operatori notturni lo fanno a titolo volontario: il vagabondaggio si spiega con il bisogno di godere di più servizi tra loro non coordinati. Analogamente molti servizi privati funzionano solo di notte mentre di giorno gli utenti vanno in biblioteca, es. a San Francisco c’è una sezione apposita della biblioteca pubblica di modo che gli utenti possano accedere a internet per cercare lavoro o anche solo studiare per aggiornarsi.